QUANTO CI PROTEGGONO LE MASCHERINE

In tutto il mondo ormai migliaia di persone escono di casa solo con le mascherine per proteggersi dal contagio del nuovo coronavirus. In alcuni Paesi, come l’Italia, è obbligatorio indossarle nei supermercati, nelle farmacie, nei negozi, in tutti i luoghi chiusi e ove non sia possibile rispettare la distanza minima di 1 metro tra le persone.

Ma vediamo spesso persone che indossano mascherine anche quando passeggiano per strada distanziate dagli altri, mentre fanno attività fisica nei parchi e c’è chi le indossa, addirittura, quando guida solo in macchina. Per giunta, si sono verificati casi di aggressione, verbale e fisica, nei confronti di chi non la indossava.

Per molti la mascherina sembra essere diventata quasi un simbolo, un oggetto scaramantico che li proteggerà da ogni male e alcuni sono davvero convinti che una semplice mascherina chirurgica o di stoffa possa impedire la trasmissione del virus SARS-CoV-2, generando un falso senso di sicurezza. L’OMS avverte infatti che potrebbe spingere le persone a non rispettare il distanziamento consigliato e, se non usata correttamente – per esempio sistemandola spesso con le mani – può diventare anche controproducente.

In realtà, la funzione principale, specie delle mascherine chirurgiche, è quella di proteggere gli altri se chi la indossa è affetto da malattia simil-influenzale e potrebbe quindi contagiare le persone vicine.

La mascherina nasce come “presidio medico chirurgico” per affrontare specifiche situazioni, contingentate nel tempo. Usata come protezione personale ha scarsa utilità. Tuttavia, costituendo comunque un barriera fisica, può rappresentare una ulteriore misura precauzionale in determinate circostanze.

L’OMS, sul suo sito ufficiale, raccomanda di indossarla solo se si assiste un malato affetto da Covid-19 oppure se si hanno sintomi di influenza o raffreddore e si starnutisce o si tossisce. Specifica, inoltre, che le mascherine per essere efficaci devono essere usate prendendo alcune precauzioni: occorre prima lavarsi le mani con acqua e sapone o, se non è disponibile, con un gel disinfettante; adagiare poi la mascherina sulla bocca e sul naso, assicurandosi che i bordi aderiscano bene al viso. Evitare, durante l’utilizzo, di toccarla con le mani e sostituirla con una nuova non appena si inumidisce. Non riutilizzare mai la mascherina usa e getta e rimuoverla dagli appositi elastici sulle orecchie, evitando di toccare la parte che poggia su naso e bocca. Gettarla, poi, in un contenitore per rifiuti chiuso e lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone.

La procedura corretta per indossarla e smaltirla è mostrata in questo video:

Anche molti virologi ed esperti si sono pronunciati in merito.

Angelo Borrelli, Capo della Protezione Civile, ha chiarito che può rappresentare una misura di precauzione per chi è costretto per lavoro a frequentare ambienti più o meno chiusi e affollati, dove può anche capitare di non rispettare le distanze, come nelle fabbriche. «Il principio è che non serve la mascherina se si mantiene la distanza di un metro, mentre se questo non fosse possibile va raccomandato il suo utilizzo.»

Gianni Rezza, responsabile delle malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha specificato: «Può andar bene anche un fazzoletto o un foulard, come qualsiasi protezione, anche se non standardizzata, che fa da barriera meccanica alle goccioline di saliva e impedisce il passaggio del virus. Fermo restando, ovviamente, che né le mascherine né un eventuale foulard devono illuderci di essere al sicuro e poter non rispettare norme igieniche, distanze e isolamento sociale.»

Il virologo Giulio Tarro si è espresso così: «La mascherina andrebbe usata solo quando, nella fase in cui ci troviamo, non c’è la possibilità di osservare la distanza minima di un metro e se ci si trova con persone non conosciute. Altrimenti non va usata, specialmente in luoghi all’aperto. Le mascherine non sono il massimo dell’igiene. Io starei attento nel loro uso, nel loro riuso e nel loro abuso. Quando arriverà il caldo, sarà bene gettarle via».

L’Ordine dei Medici Sportivi di Cagliari ha sollevato un problema per chi pratica attività sportiva. «Chi si sottopone a sforzo, con la mascherina che copre naso e bocca, respira una quantità maggiore di anidride carbonica, rischiando di andare in alcalosi e quindi rischiando lo svenimento. Perché, in questo modo, si respira una miscela di CO2 superiore a quella presente nell’aria.»

Il dottor Stefano Montanari, studioso di nanopatologie, ha affermato: «Usare la mascherina e pensare che protegga dal virus è come credere di impedire l’entrata in stanza delle zanzare mettendo un’inferriata alla finestra». Sostiene inoltre che indossarla a lungo può essere dannoso a causa dell’inevitabile concentrazione sul tessuto di germi patogeni come batteri, virus e muffe.

Ma vediamo come si trasmette il nuovo coronavirus.

I coronavirus hanno dimensioni di 100-150 nanometri di diametro (600 volte più piccoli di un capello) e si trasmettono mediante goccioline (droplets) delle secrezioni di naso e bocca che vengono emanate durante la normale respirazione, quando si parla, e in grandi quantità in caso di tosse e starnuti. In particolare, lo starnuto può spingere queste goccioline ad una distanza fino a 4 metri. Queste goccioline possono raggiungere anche dimensioni di pochi micron nel caso di formazione di aerosol, come accade in alcune manovre sanitarie.

A livello scientifico non è stata dimostrata la trasmissione per via aerea del nuovo coronavirus respirando particelle virali che si trovano in sospensione nell’aria, delle quali solo qualche studio suggerisce la possibile presenza, in bassissima concentrazione, negli ambienti altamente a rischio come gli ospedali.

Vediamo ora quali sono le mascherine disponibili in commercio.

Mascherine chirurgiche

Sono formate da due o tre strati di tessuto non tessuto (Tnt) costituito da fibre di poliestere o polipropilene.
Capacità filtrante: pressoché totale verso l’esterno (superiore al 95% per i batteri), mentre hanno una ridotta capacità filtrante dall’esterno verso chi le indossa, di circa il 20%, principalmente dovuta alla scarsa aderenza al volto.
A che cosa servono: se ben indossate, sono molto efficaci nell’impedire a chi le indossa di contagiare altre persone, come dimostrato da un recente studio di Nature Medicine. Ma le chirurgiche non garantiscono una protezione elevata nei confronti del virus che proviene dall’esterno, proprio perché non aderiscono bene al volto e non trattengono le particelle fini e molto fini.

Sono monouso e non ci sono procedure, scientificamente validate, per la loro «disinfezione». L’utilizzo di disinfettanti o vapori di aria calda potrebbero danneggiarne il tessuto, facendo perdere la sua efficacia come barriera. In assenza di una nuova mascherina, si può lasciarla all’aria aperta per almeno 12 ore prima di riutilizzarla, stando sempre bene attenti a non toccare la parte interna della mascherina. Bisogna però essere consapevoli che l’efficacia della mascherina non sarà identica a prima, quindi è ancora più cruciale «mantenere sempre le distanze di sicurezza».

Filtranti facciali FFP1, FFP2 e FFP3

«Sono dispositivi di protezione individuale pensati per un uso industriale per proteggere da polveri, fumi e nebbie (siderurgia, farmaceutica, metallurgia etc)» spiega Pierpaolo Zani, general manager di Bls, azienda italiana specializzata nella produzione di prodotti per la protezione respiratoria. I filtranti facciali si sono adattati all’uso sanitario, nei reparti di malattie infettive, perché il materiale che li costituisce, ha un’alta capacità di filtraggio dell’aria. Sono realizzati con tessuti-non-tessuti con proprietà e funzionalità differente. 

Capacità filtrante delle FFP con valvola: hanno la caratteristica di consentire una agevole respirazione, ma proteggono chi le indossa e non gli altri, perché in uscita attraverso la valvola filtrano non più del 20%, quindi non dovrebbero essere usate dalla popolazione generale al di fuori dell’ambiente ospedaliero, perché le persone infette che le indossano potrebbero trasmettere la malattia ad altre persone.

I filtranti facciali FFP1, FFP 2 e FFP 3 non devono essere riutilizzati se rovinati o sottoposti a usura del materiale .

Mascherine di cotone:

Piuttosto che riutilizzare la stessa mascherina chirurgica o filtrante facciale FFP 1/2/3, appare più indicato utilizzare una mascherina di cotone, anche fatta in casa, come suggerisce uno dei maggiori enti sanitari americani, i Centers of Disease Control and Prevention (CDC). Va utilizzata una volta e poi lavata con detergente e acqua calda.

Fonti:

https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public/when-and-how-to-use-masks

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